IL FARO DELL'IMPERO SULLA CIMA DEL MUCRONE (1936)

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 28.12.2011)

 

Chi, nelle limpide serate invernali, volge lo sguardo alla vetta del Mucrone, noterà sicuramente la tenue luce che da essa proviene: il luccichio incerto che si intravede è generato dai riflettori alimentati ad energia solare della croce monumentale, che si trova posizionata qualche metro al di sotto del punto più alto della montagna.

 

Ben diversa doveva essere la luce che dal pomeriggio del 28 ottobre 1936 la vetta del Mucrone cominciò ad irradiare sulla pianura circostante: la luce del cosiddetto “Faro dell’Impero”.

 

L’idea di costruire sulla vetta del Mucrone un monumento dedicato ai caduti italiani nella guerra contro l’Etiopia fu del segretario del fascio di Biella Luigi Bragagnolo, che la motivò di fronte ai membri del direttorio con queste parole, riprese dal bisettimanale fascista “Il Popolo Biellese”: «Si può dire […] che una luce inestinguibile splenda nei nostri cuori per coloro che hanno offerto la vita alla Patria. Perché non realizzare codesta luce che è in noi, in una lama di luce sciabolante l’oscurità e che richiami al ricordo, alla riconoscenza ed all’amore i cittadini anche di più lontane regioni? Così è che il Fascio di Biella qui sulla vetta più alta del monte Mucrone, santificata dalla Croce e dalla Vergine Bruna, che sovrasta la terra del lavoro industre ed alacre, stabilisce si eriga il Faro dell’Impero dedicato ai Caduti nell’Africa Orientale: sarà il primo monumento in Italia e sarà offerto da oblazioni popolari».

 

L’annuncio del nuovo progetto fu ovviamente accolto con entusiasmo dai gerarchi, un po’ meno forse dalla popolazione, caldamente invitata a contribuire finanziariamente alla sua realizzazione: la sottoscrizione minima era di 1 Lira e della raccolta delle offerte si sarebbero fatti carico i gruppi rionali, gli Enti e le Associazioni cittadine.

 

I primi fondi arrivarono dal segretario Bragagnolo, dal direttorio e da tutto il fascio di Biella, per un totale di 2000 Lire; a queste si aggiunsero le 500 Lire versate dal tenente colonnello Pittau a nome dei fanti del 1° battaglione del 68° Fanteria, di stanza in città, e le offerte del locale Distaccamento Milizia Antiaerea e dei fasci dei comuni circostanti.

 

Il giornale fascista precisò che ad «ognuno dei sottoscrittori viene rilasciata apposita ricevuta. Le matrici sulle quali verrà segnato il nome dell’offerente verranno murate alla base del monumento»: chiaro l’intento di attrarre i donatori facendo leva sulla possibilità di associare il proprio nome ad un monumento destinato, nelle speranze dei fascisti, a perdurare nei secoli.

 

La nuova opera fu pubblicizzata anche sulle pagine de "il Biellese", che si mostrò sicuro della piena partecipazione popolare: «Non v’ha dubbio pertanto che Biella patriottica, fascista, cattolica e soprattutto non dimentica del sacrificio degli Eroi, risponderà con il suo solito slancio e con tutto il suo cuore generoso all’appello che le viene rivolto, sì che la spesa occorrente per la realizzazione della lodevole iniziativa […] sarà coperta ancor prima del tempo».  

 

Nelle settimane successive il “Popolo Biellese” dedicò molto spazio ai dettagli inerenti il progetto affidato all’ingegnere Federico Maggia.

 

Il faro sarebbe stato costruito sulla vetta più alta del Mucrone, alla quota di 2335 metri, e il suo fascio di luce, molto potente, sarebbe stato visibile per un raggio di 150 chilometri, costituendo così «un’utile base di riferimento per la navigazione aerea»; la struttura portante, un traliccio di 10 metri formato da tubi di ferro collegati tra loro per offrire una maggior resistenza all’inclemenza del clima alpino, sarebbe stata ancorata ad una base in pietra di forma esagonale.

 

Il progetto iniziale prevedeva il posizionamento sulla sommità del traliccio di una scatola, anch’essa esagonale, destinata ad alloggiare quattro proiettori fissi diretti verso la valle, soluzione questa che avrebbe permesso l’accensione delle luci «in modo intermittente […] in maniera da risultare visibili nelle diverse direzioni in modo successivo e a brevi intervalli»: i resoconti successivi dei lavori fanno però presupporre che alla fine si fosse optato per un tradizionale proiettore girevole.

 

A metà ottobre i lavori per la costruzione del “Faro dell’Impero” erano quasi ultimati: l’inaugurazione era prevista per il 28 del mese (era prassi del regime fascista che le opere pubbliche realizzate nel corso dell’anno fossero inaugurate nell’anniversario della marcia su Roma).

 

Il "Popolo Biellese" dava conto della frenetica attività che si svolgeva sulla vetta, a 2335 metri: «[…] i lavori sono proceduti sotto la direzione dell’Ing. Federico Maggia, progettista, in modo ammirevolmente alacre. Gli operai gentilmente ospitati nel Rifugio del Club Alpino all’alba salivano animati da un insolito ardore. Qualche tempo di sospensione nei giorni in cui la temperatura scesa a –8 era più rigida e poi di nuovo all’opera!».

 

Il traliccio di ferro, costruito in officina e assemblato sul posto, stava per essere issato e ancorato alla base esagonale: il giorno 20 ottobre sarebbe arrivato anche l’impianto di accensione curato dall’ingegnere Carlevaro della società Teleferica.

 

Poco più di una settimana prima dell’inaugurazione (19 ottobre), il bisettimanale fascista riferì dell’ispezione compiuta sulla vetta del Mucrone da Luigi Zaverio Bracco e da Adolfo Rivetti membri del direttorio del fascio biellese.

 

Dal tono dell’articolo pare che tra l’opinione pubblica ci fossero dei dubbi sull’effettiva capacità di portare a termine l’opera entro il termine previsto, dubbi che “Il Popolo Biellese” si incaricò di dissipare: «I lavori per la costruzione del Faro dell’Impero proseguono a ritmo accelerato. Condotti avanti da una squadra di operai che non contano le ore lavorative, né allentano il loro lavoro pur con il freddo che lassù attanaglia, i lavori stessi giungeranno al termine prima ancora della data prestabilita e cioè del 28 ottobre. La costruzione muraria è stata ultimata […] è stato posto il tronco in tubolari di ferro […] Non manca che la posa della lampada girevole che verrà effettuata entro la settimana in corso. In ogni modo, a dissipare ogni dubbio, è bene precisare che il Faro verrà, improrogabilmente, inaugurato il 28 di questo mese, prima d’allora l’opera essendo completamente ultimata».

 

Certo è che se i problemi relativi alla costruzione erano in procinto di essere risolti, non lo stesso si poteva dire a proposito dei fondi per finanziare l’opera, come fu costretto implicitamente ad ammettere il foglio fascista.

 

Se in precedenza il giornale diretto da Vittorio Sella aveva esaltato la partecipazione della gente biellese alla realizzazione del nuovo monumento (scrivendo ad esempio il 15 ottobre che «il primo ricordo che venga eretto e dedicato in Italia ai Caduti nella campagna Etiopica è nato nel calore del consenso popolare; immediatamente compresosi l’alta spiritualità dell’iniziativa del Fascio di Biella, è apparsa la generosità e la bontà del cuore di queste genti della montagna e della città liete di poter onorare gli Eroi combattenti in Valore e in Sacrificio. Accanto alla tenue offerta dell’operaio e della popolana, che hanno voluto con la loro Liretta essere presenti al plebiscito di amore, cospicue somme sono state versate da enti e da privati in una promettente gara, che testimonia il doveroso omaggio alle Sacre Memorie»), in un articolo a firma di Cornelio Cucco pubblicato il 22 ottobre era evidente che il denaro raccolto non era sufficiente:

 

«Bisogna che chi ha dato il proprio obolo per l’erigendo Faro dell’Impero, faccia ancora un’offerta. È indispensabile, doveroso che chi ancora non ha dato paghi subito, in buona moneta, la sua parte d’opera materiale cui verrà dato sì alto valore nello spirito […] La spesa per la costruzione e per la manutenzione del Faro dell’Impero è caratteristicamente obbligatoria, non meno di quella, Sacra, per edificare una scuola […] Date, date, date! I vostri nomi vengono murati alla base del patriottico monumento civile: fra trecento, quattrocento anni, quando forse la memoria della vostra famiglia sarà spenta, le tavole che non possono smarrirsi ricorderanno ai tardi nipoti che voi foste oblatori, ottimi fascisti, ottimi italiani, e ottimi credenti, qualità oggi inscindibili in ciascun cittadino della novissima Italia imperiale».

 

Forse l’idea di essere associati alla «novissima Italia imperiale» di Mussolini non aveva convinto del tutto i biellesi.

 

Finalmente, alle 10 di mattina di mercoledì 28 ottobre 1936, il "Faro dell’Impero" fu solennemente inaugurato.

 

Le difficili condizioni climatiche di quel giorno («furioso turbine di vento e di neve») misero a rischio lo svolgimento della cerimonia: i rappresentanti delle varie autorità cittadine (tra cui il segretario del fascio di Biella Bragagnolo, il vice podestà cittadino prof. Giuseppe Pella, gli ingegneri Maggia e Carlevaro, i dirigenti delle imprese costruttrici Fratelli Barbera e Ramella) riuscirono comunque a raggiungere la vetta, dove il teologo don Giovanni Arduino celebrò la messa «fra gelide raffiche» (“il Biellese” la definì «una di quelle "Messe al campo" che rammentano quelle della guerra alpina nei suoi momenti più rigidi»).

 

La lapide commemorativa fatta murare alla base del monumento recitava: «A dire sublime grandezza di eroi onde si veneri chi Etiopia, resa italico impero, del suo sangue sacrò, le genti del monte, de le valli, del piano, auspice il Fascio di Biella, ardenti religiosamente memori eressero».

 

Alle 17, alimentato da un cavo che raggiungeva la vetta partendo dalla stazione superiore della teleferica, il “Faro dell’Impero” allungò il suo fascio di luce sulla pianura biellese.

 

È difficile (o almeno per noi lo è stato) trovare informazioni sul faro del monte Mucrone alternative o complementari a quelle ricavate dai giornali dell’epoca: il ricordo di quell’opera pare rimosso dalla memoria dei biellesi, e non potrebbe essere diversamente trattandosi di un monumento celebrativo di una guerra di conquista (quella contro l’Etiopia del 1935-36), di un effimero impero crollato ancora prima della fine del fascismo stesso.

 

Marco Neiretti, occupandosi della politica culturale fascista nel Biellese degli anni Trenta, ha ricondotto la costruzione del “Faro dell’Impero” nell’ambito della strumentalizzazione del Santuario di Oropa: «Oropa dunque diventa sede di avvenimenti di ogni genere, avvenimenti in cui il fascismo biellese primeggia, dalle esercitazioni premilitari, che fanno da contorno al Premio Biella al rilancio della sua montagna, il Mucrone, con l'inaugurazione dell'Albergo Savoia e con l'installazione sulla vetta maggiore della montagna (2.335 m.), in paio con la Croce (ottobre-novembre 1936), del “Faro dell'Impero”».

 

Gli appassionati alpinisti, o anche i semplici scalatori della domenica, che in una bella giornata di sole decidano di affrontare le ripide pendici del Mucrone, su fino alla vetta, possono comunque ancora oggi vedere la base in pietra del monumento, ormai priva della struttura metallica del faro (trasferita dopo la guerra sulla cima del monte Camino) e disadorna delle lapidi commemorative.

 

 

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall'archivio Cesare Valerio, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

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FONTI