LA BATTAGLIA DI SALA 1 FEBBRAIO 1945

 

 

All’inizio di gennaio del 1945 tedeschi e fascisti, che fino a quel momento avevano limitato (soprattutto i primi) le operazioni militari contro i "ribelli", avviarono una serie di rastrellamenti su tutto il territorio biellese contro le formazioni partigiane: l’offensiva era destinata a proseguire, con intensità variabile, fin quasi agli ultimi giorni di guerra.

 

 

Il primo settore investito dall’attacco nazifascista fu quello della Serra.

 

Il 2 gennaio una colonna repubblicana proveniente da Rivoli compì un’incursione nel territorio presidiato dai garibaldini delle brigate 75ª e 76ª, i quali riuscirono comunque a disimpegnarsi dopo brevi scontri a fuoco senza lamentare gravi perdite (tre partigiani uccisi e uno ferito); i fascisti rinnovarono l’attacco il giorno successivo, scontrandosi nuovamente con i distaccamenti delle due brigate, i quali opposero un’efficace resistenza al tentativo di avanzata nemica su Sala e Torrazzo.

 

Durante la notte i garibaldini procedettero alla "pianurizzazione" (resa assai difficoltosa da un’abbondante nevicata), dirigendosi in parte verso il Canavese e in parte verso il territorio di Netro e Graglia.

 

 

Intorno alla metà del mese, un contingente del battaglione M "Montebello", guidato da un ufficiale pratico della zona (il tenente Dario Raviglione di Zimone) effettuò una nuova incursione sulla Serra, riuscendo a sorprendere i distaccamenti della 2ª Brigata che si erano lì rifugiati dopo la crisi seguita ai combattimenti in Valle Cervo: i partigiani subirono serie perdite e si videro costretti a ritirarsi, abbandonando i magazzini della brigata che furono devastati dai fascisti.

 

Negli stessi giorni i tedeschi catturarono il maggiore Alistair Macdonald (comandante della missione britannica "Cherokee") e il tenente Giorgio Marincola (membro della missione "Bamon").

 

 

Di fronte alla costante pressione nazifascista, il Comando raggruppamento divisioni "Garibaldi" biellesi operò una

ristrutturazione delle proprie forze schierate sul campo: per quanto riguardava il settore della Serra, decise la promozione a brigata (denominata 182ª) del battaglione "Vercelli", il cui comando rimase a Pietro Camana "Primula", e affidò la guida della 75ª a Ido Festa "Ulcavo" (comandante del battaglione "Bixio"), con Elvo Tempia "Gim" commissario politico; avviò inoltre la trasformazione del precedente comando della 75ª (composto da Piero Germano "Gandhi", Enzo Pezzati "Ferrero", Nino Baltaro "Nino" e Gilio Morino "Tarzan") in comando della V Divisione.

 

 

Le difficoltà riscontrate durante le prime settimane del 1945 stimolarono l’elaborazione di un piano per la difesa invernale (denominato OPE 52), che prevedeva un mutamento della strategia di guerriglia in questi termini:

- attaccare il nemico più debole e disimpegnarsi di fronte a forze superiori;

- sviluppare un efficiente servizio informativo per conoscere in anticipo le mosse dell’avversario;

- sfruttare l’appoggio della popolazione.

 

 

Alla fine di gennaio, in previsione di un nuovo attacco nemico in forze sulla Serra, il comando partigiano dispose una serie di linee di difesa intorno a Sala:

 

- [Ovest] 1ª linea, Santa Maria – San Michele – Borgo San Lorenzo – Mongrando, affidata al Battaglione "Leslie Parker" di Giuseppe Boggiani "Alpino" (ca. 170 uomini);

 

- 2ª linea, tra Mongrando e Bornasco, affidata al Battaglione "Baudrocco" di Elio Barbero "Barbis" (ca. 150 uomini);

 

- 3ª linea, tra Sala e il Pilone della Scafa, affidata al Battaglione "Bixio" di Ido Festa "Ulcavo" (ca. 200 uomini);

 

- [Sud] schieramento di due distaccamenti della 182ª Brigata a presidio del bivio di Torrazzo (ca. 70 uomini), con il supporto di una squadra di partigiani GL appartenenti alla Brigata "Cattaneo";

 

- [Est] linea difensiva affidata ai distaccamenti di Renzo Pedrazzo "Libero" e Saverio Tutino "Nerio" (76ª Brigata)

 

 

Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 i tedeschi, sfruttando la delazione di un garibaldino precedentemente catturato, sorpresero in una cascina nei pressi della frazione Lace di Donato gli uomini che componevano il comando della 76ª Brigata e quello della 7ª Divisione (quest’ultimo costituito da pochi mesi); in mano nazista caddero anche i documenti e le carte riguardanti la dislocazione delle forze partigiane nella zona.

 

Sulla scorta di quelle informazioni, il 1 febbraio tedeschi e fascisti diedero il via ad un massiccio attacco contro le posizioni difese dagli uomini delle brigate 75ª, 76ª e 182ª.

 

La manovra, finalizzata ad accerchiare le formazioni partigiane, prevedeva quattro direttrici d’attacco:

 

- da Ivrea, in direzione di Torrazzo e di Andrate;

 

- da Salussola, con obiettivo il ricongiungimento con i reparti avanzanti da Ivrea e il successivo rastrellamento di tutto il territorio della Serra;

 

- da Viverone, verso il crinale della Serra, con il medesimo obiettivo dei reparti provenienti da Salussola;

 

- da Biella, in direzione Mongrando – Zubiena – Sala; un’aliquota di quest'ultima colonna era destinata a perlustrare la zona di Muzzano e Graglia.

 

Le forze impiegate dai nazifascisti ammontavano, secondo le stime partigiane, a circa un migliaio di uomini, supportati da mitragliatrici pesanti, mortai e cannoni a tiro rapido.

 

 

Alle truppe che avanzarono alle primi luci dell’alba del 1 febbraio 1945 mancò tuttavia l’elemento fondamentale per la buona riuscita dell’operazione: la sorpresa.

 

Il comando diretto da Piero Germano "Gandhi" era infatti venuto a conoscenza dei piani dell’avversario attraverso il prezioso contributo del servizio informativo e fu così in grado di dislocare le unità alle proprie dipendenze nelle posizioni tatticamente più favorevoli.

 

 

I primi scontri si verificarono nei pressi delle frazioni Santa Maria e San Michele (Mongrando): il Btg. "Leslie Parker" di Giuseppe Boggiani "Alpino" (il quale, nonostante la sua giovane età, era dotato di un particolare acume tattico) riuscì a contenere per diverse ore l’assalto avversario, prima di sganciarsi per ripiegare sulla linea del torrente Viona, a Bornasco, presidiata dal battaglione "Baudrocco".

 

A sud, di fronte all’inaspettato contrattacco dei partigiani della 182ª Brigata (guidati da Pietro Camana "Primula"), gli uomini delle colonne nazifasciste provenienti da Viverone e da Salussola, disorientati e incapaci di reagire, si ritirarono in disordine: l’occasione apparve propizia per infliggere al nemico un colpo decisivo, tuttavia "Primula" preferì non mettere a repentaglio la vita dei propri uomini e si ritirò sulle posizioni intorno a Torrazzo.

 

Il carismatico comandante rimase ucciso poche ore dopo, durante un’ispezione alle linee di difesa intorno a Sala, a causa delle ferite provocate dallo scoppio di un proiettile di mortaio.

 

 

Nel primo pomeriggio, dopo aver riorganizzato le proprie forze, tedeschi e fascisti mossero all’assalto di Sala, dove si erano nel frattempo concentrate tutte le forze partigiane.

 

Lo scontro a fuoco (durante il quale i garibaldini fecero buon uso delle mitragliatrici pesanti americane sottratte al presidio fascista di Cigliano a seguito dell'incursione del 25 dicembre 1944) si protrasse fino al calar dell’oscurità; decisi ad impedire lo sganciamento dei "ribelli", i nazifascisti sottoposero l'abitato di Sala ad un massiccio bombardamento di mortai, con il quale non ottennero però altro risultato che arrecare danni alle abitazioni e provocare la morte del parroco, don Giovanni Tarabolo.

 

I garibaldini della 75ª e della 182ª, dopo essersi radunati a breve distanza dal paese, intrapresero una silenziosa marcia notturna verso il Canavese, sottraendosi così con successo al tentativo di accerchiamento nemico: «La lunga marcia notturna - hanno affermato Anello Poma e Gianni Perona - costituì una manovra perfetta: guidati dai più esperti dei luoghi, attraverso sentieri e mulattiere coperte di neve, in mezzo ai boschi, i partigiani sfilarono in silenzio, in numero di parecchie centinaia, senza mai tradire la propria presenza. [...] I nazifascisti [...] dopo lunghe ricerche dovettero riconoscere che la Serra era completamente sgombra e la grossa operazione di rastrellamento fallita. [...] La giornata del 1° febbraio fu e restò quella in cui meglio i partigiani biellesi poterono dimostrare di aver acquistato una piena maturità di combattenti».

 

 

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FONTI

 

  • Germano Piero, La battaglia di Sala Biellese 1 febbraio 1945, in l'impegno, anno II n. 4, dicembre 1982
  • Poma Anello, Perona Gianni, La Resistenza nel Biellese, Libreria Vittorio Giovannacci, Biella 1978
  • La battaglia partigiana di Sala 2 febbraio 1945, a cura dell'A.N.P.I. di Sala Biellese, [S.n.] [S.l.] 1976
  • A.N.P.I. Vercelli (a cura di), Piero Camana "Primula" e i partigiani vercellesi alla battaglia di Sala Biellese, 2 febbraio 1945, Stamperia vercellese, Vercelli 1976