LA LEGIONE TAGLIAMENTO NEL BIELLESE

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 23.05.2012)

 

Tra i reparti fascisti operanti sul territorio biellese nel periodo compreso tra l’autunno del ’43 e la primavera del ‘45, il 63° battaglione "M" fu senza dubbio quello che si adoperò con maggior ferocia nella lotta al "ribellismo", rendendosi più volte responsabile della morte non solo di combattenti partigiani ma anche di civili innocenti.

 

 

Il 63° battaglione "M" giunse a Vercelli, proveniente da Chiari (Bs), il 19 dicembre 1943, in risposta alle pressanti richieste di rinforzi che dall’inizio del mese il capo della provincia Michele Morsero, preoccupato dall’aggravamento della situazione dell’ordine pubblico in Valsesia e nel Biellese, stava inviando alle autorità politiche e militari della Rsi in Piemonte.

 

L’unità, forte di circa 350 uomini tra ufficiali e truppa, faceva parte della Guardia Nazionale Repubblicana ed era comandata dal 1° Seniore (tenente colonnello) Merico Zuccari, fanatico fascista: a lui fu affidato il compito di "pacificare" la Valsesia, il Biellese e la Valsessera mediante l’adozione di "misure di rigore".

 

 

Il paese di Borgosesia fu il primo a subire la violenza fascista: la mattina del 22 dicembre, come rappresaglia per la morte di due militi repubblicani, avvenuta durante uno scontro con i partigiani di Cino Moscatelli, Zuccari ordinò la fucilazione di dieci ostaggi (quattro partigiani e sei civili, tra cui il podestà Giuseppe Osella e un ragazzo di soli 15 anni, Mario Canova).

 

Il giorno prima, gli uomini del 63° battaglione avevano sparato senza motivo ad un operaio di 32 anni, Virginio Toniol, e lo avevano poi trattenuto per diverse ore in una stanza del municipio di Borgosesia per interrogarlo, aggravandone così le condizioni: il giovane morì la mattina dopo all’ospedale cittadino.

 

Nel pomeriggio del 22 i militi fascisti, diretti a Cossato, fecero tappa a Crevacuore: qui, dopo aver devastato e incendiato le abitazioni degli antifascisti locali, assassinarono l’antiquario Remo Fava Frera, definito da Zuccari «un ebreo favoreggiatore dei ribelli».

 

Le ultime due vittime di quella tragica giornata si registrarono a Cossato.

 

Ido Boschetto e Giovanni Battista Pizzorno, operai tessili di 23 e 42 anni, furono fucilati con l’accusa di detenzione illegale di armi: Zuccari voleva "dare un esempio" alla popolazione, colpevole di aver appoggiato l’azione di un gruppo di partigiani che nel corso della mattinata avevano devastato il municipio e altri uffici pubblici.

 

 

Nelle settimane seguenti il battaglione compì rapide incursioni nelle zone in cui veniva segnalata la presenza dei "ribelli", per lo più in Valsessera e nella Valle Strona.

 

L’8 gennaio Morsero chiese l’invio di una compagnia a Biella, per fronteggiare lo sciopero messo in atto dagli operai di alcuni stabilimenti locali, e qualche giorno dopo i militi fascisti si spinsero fino ad Andorno.

 

 

L’arrivo a Biella del 115° battaglione "M" Montebello della GNR (26 gennaio 1944) permise agli uomini del 63° di concentrare le proprie forze nel Biellese orientale: «[…] si è ravvisata la opportunità – scrisse Morsero a Zuccari il 2 febbraio – di dividere le zone di competenza per eventuali azioni, tra reparti tedeschi e reparti italiani, e più precisamente che ai reparti tedeschi venga affidata la zona del Biellese vero e proprio […] ed al 63° Btg. la zona […] comprendente quindi la Valsessera e la Valsesia».

 

 

Il 4 febbraio il comando del battaglione si insediò a Pray.

 

La strategia di Zuccari, basata sull’intimidazione della popolazione e su mirate operazioni di rastrellamento, permise di ottenere qualche successo contro le formazioni partigiane operanti nella zona: il distaccamento "Matteotti" fu costretto alla resa mentre il "Piave", sottoposto a un duro attacco, subì la perdita di sette uomini (tra cui due ex prigionieri di guerra britannici), fucilati il 21 febbraio 1944 dai fascisti presso il cimitero di Mosso Santa Maria.

 

 

Dal 1 marzo 1944 il 63° battaglione andò a costituire, con il 1° battaglione giovanile "Camilluccia", la 1ª legione d’assalto "Tagliamento": i comandanti delle tre compagnie in cui il battaglione (affidato al maggiore Giuseppe Ragonese) risultava suddiviso erano i tenenti Carlo De Mattei, Antonio Fabbri e Guido Alimonda; Zuccari stabilì il comando della legione a Vercelli.

 

 

Intorno alla metà di aprile le tre compagnie, che fino a quel momento avevano operato in movimento in Valsesia e Valsessera, si disposero a presidio: la 1ª a Pray, dove s’insediò anche il comando di battaglione; la 2ª a Fobello; la 3ª a Rimasco, dove rimase fino all’11 maggio 1944 per poi trasferirsi a Curino.

 

Scorrendo il diario storico dell’unità fascista si nota che durante i mesi di marzo e aprile il battaglione, oltre ad effettuare missioni di perlustrazione e di controllo sul territorio assegnato, prese anche parte ad azioni contro i partigiani in altre zone del Biellese (Piedicavallo, Sordevolo, Monte Mucrone).

 

 

All'alba del 6 aprile 1944 un plotone del 1° Battaglione, recatosi a Quarona dopo aver ricevuto notizia della presenza di partigiani, cadde in un'imboscata tesa dai garibaldini guidati da Mario Vinzio "Pesgu" nei pressi del Ponte della Pietà: venti legionari rimasero uccisi, soltanto tre furono i superstiti.

 

Si trattò di un colpo durissimo, che contribuì a esacerbare gli animi dei fascisti, più che mai decisi a vendicare i propri commilitoni.

 

 

Gli eventi registrati a maggio confermano la spietatezza e la totale mancanza di scrupoli dei legionari di Zuccari impegnati in operazioni antipartigiane.

 

Il giorno 4, recita il diario, «una pattuglia comandata dal SCM. Mazzoni procede al fermo ed all’arresto di numerosi ricercati, tra i quali il nominato Nobile Egidio che viene ucciso dal SCM. Mazzoni nel tentativo di fuggire sulla strada Casa del Bosco – Lozzolo»: in realtà Egidio Nobile, antifascista "storico" di Crevacuore, fu catturato dai fascisti mentre rientrava nella sua casa e poco dopo assassinato.

 

Il giorno successivo, 5 maggio, fu ancora il sottotenente Mazzoni a rendersi responsabile dell’uccisione di sei ex prigionieri australiani (indicati erroneamente nel diario come "inglesi") in località Biancone.

 

Gli eventi di Curino e Mottalciata (8 e 17 maggio) confermano che i legionari della "Tagliamento" avevano adottato senza remore la prassi, poco ortodossa dal punto di vista militare, di operare in abiti civili per raccogliere informazioni e tendere imboscate.

 

Il 9 maggio ad essere protagonista fu la 2ª compagnia del sottotenente Fabbri, che nella zona di Forno sorprese e catturò nove partigiani, fucilandone poi otto.

 

Il 14 maggio «la 1ª Cp. procede[tte] alla fucilazione alla schiena in località Crevacuore del bandito e traditore Mallana Francesco»: il giovane partigiano, individuato tramite la segnalazione di una spia, fu legato al cancello del cimitero e dopo la morte i fascisti infierirono sul suo corpo.

 

Due giorni prima erano caduti sotto le raffiche dei mitra dei legionari di Zuccari, Elisio e Adelmo Vigna, di Postua, accusati di aver prestato aiuto fin dall’autunno del ’43 ai giovani di Crevacuore entrati nelle file partigiane.

 

Il 26 maggio un plotone della 1ª compagnia, recatosi in perlustrazione ad Ailoche, incendiò le case «di alcuni noti banditi».

 

 

Il 1 giugno 1944 giunse la notizia che l’unità di Zuccari sarebbe stata inviata al fronte per combattere contro gli anglo-americani.

 

Lunedì 5 giugno il reparto al completo sfilò a Vercelli davanti a Renato Ricci, comandante generale della Guardia Nazionale Repubblicana, e all’SS-Brigadeführer Willi Tensfeld, comandante SS e di polizia per l’Italia nordoccidentale: il giorno dopo la legione "Tagliamento" partì dalla stazione ferroviaria in direzione di Bologna, lasciandosi alle spalle una lunga scia di morte e devastazione.

 

 

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