IL CASO DI RADIO BAITA

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 23.06.2012)

 

La situazione di stallo venutasi a creare nell’autunno del 1944 sul fronte italiano a seguito del rallentamento dell’offensiva angloamericana (costretta poi ad arrestarsi di fronte alla linea difensiva tedesca che attraversava l’Italia da Massa a Pesaro) ebbe notevoli ripercussioni sulle capacità operative delle formazioni partigiane del Nord Italia, le quali, convinte di essere alla vigilia dell’insurrezione generale, si trovarono invece ad affrontare un altro duro inverno di lotta.

 

Alla delusione e allo scoramento provocati da questa prospettiva si aggiunsero anche le difficoltà in campo logistico e organizzativo, legate al rapido aumento del numero degli effettivi nel periodo estivo e alla cronica scarsità di armamento.

 

 

I tedeschi, decisi ad approfittare della situazione che si era venuta a creare, misero a punto un’insidiosa strategia basata sulla ricerca di accordi di tregua con le formazioni partigiane nelle aree di maggior importanza dal punto di vista militare, logistico e economico: il Biellese era una di queste.

 

 

All’inizio dell’agosto '44 le formazioni partigiane del Biellese occidentale (2ª brigata "Pensiero" e 75ª brigata "Piero Maffei") si organizzarono nella V divisione Garibaldi "Piemonte", il cui comando fu affidato a Quinto Antonietti "Quinto", coadiuvato da Anello Poma "Italo" (commissario politico) e da Domenico Marchisio "Ulisse" (capo di stato maggiore).

 

A novembre, su iniziativa di Francesco Moranino "Gemisto", comandante della 50ª brigata, fu istituita nel Biellese orientale la XII divisione Garibaldi "Nedo", articolata su tre brigate (50ª, 109ª e 110ª).

 

 

La 50ª brigata controllava fin da giugno un’ampia porzione di territorio, esercitando un controllo non solo militare ma anche amministrativo, che i fascisti, rinchiusi nei presidi di Valle Mosso, Lessona e Cossato, erano impossibilitati a contrastare.

 

Con il trascorrere delle settimane questa sorta di "zona libera" venne a trovarsi sostanzialmente in stato d’assedio, dal momento che fascisti e tedeschi bloccavano gli approvvigionamenti di generi alimentari e di materie prime necessarie al funzionamento delle industrie locali.

 

Di fronte a questa delicata situazione, che rischiava di compromettere i rapporti tra i garibaldini e la popolazione civile oltre che paralizzare l’attività industriale della Valsessera, intorno alla metà di ottobre "Gemisto" sottopose al comando della V divisione la proposta di un compromesso con i tedeschi: «Per il finanziamento nostro – scrisse Moranino – occorre che gli industriali abbiano liquidi, ed è necessario pure che gli operai lavorino […] Ora, condizione per il lavoro delle fabbriche è la fornitura di materie prime e di materiali vari, che i tedeschi subordinano alla possibilità di ritirare la merce. D’altra parte noi non possiamo permettere che le industrie tessili della Valsessera, Valle Ponzone e Valle Strona, lavorino per i tedeschi. La soluzione che proporremmo sarebbe di chiedere forniture di materie prime, mentre sarebbe esportato solo un quinto del prodotto».

 

Informata dell’iniziativa, la Delegazione garibaldina piemontese, pur mostrandosi intransigente di fronte alla possibilità di un accordo – «[…] non possiamo e non dobbiamo acconsentire, e tanto meno mediante accordo esplicito, che il nemico mortale della nostra Patria asporti la benché minima parte dei nostri prodotti» – ventilò l’ipotesi di un escamotage che risolvesse il problema dei rifornimenti senza scendere a compromessi con il nemico – «Non c’è proprio nessuna possibilità […] di ottenere rispettabili quantitativi di materia prima lasciandoli [i tedeschi] nell’illusione che potranno ricavare qualcosa? . . . Poi faremo di tutto affinchè i prodotti non ce li portino via».

 

L’accordo infine raggiunto tra il comando della 50ª brigata e l’intermediario tedesco, colonnello Walter Thun, rimase in vigore fino al gennaio ’45, suscitando vivaci polemiche all’interno dello stesso schieramento resistenziale biellese: Poma e Perona lo hanno definito il risultato di «un’erronea politica di ingerenza dell’apparato militare [garibaldino] all’interno delle fabbriche».

 

 

Passiamo ora a radio Baita, vicenda della cui complessità è difficile rendere conto in poche righe e della quale diamo pertanto qui solo una sintetica ricostruzione.

 

Il progetto, promosso dall’SS-Obersturmführer Hans Schuh, comandante del presidio Sipo-SD di Biella, in collaborazione con Franco Boggio, fascista della prima ora in rotta con le autorità repubblicane di Biella e Vercelli, e con il sacerdote biellese don Giuseppe Vernetti, direttore dell’ufficio amministrativo diocesano, professore di lettere e storia dell’arte presso il Seminario cittadino nonchè ex cappellano della Marina durante la campagna etiopica del ’35 – ’36, prese il via alle ore 21 di mercoledì 11 ottobre 1944.

 

Radio Baita, installata al piano superiore di Villa Schneider, si qualificò inizialmente come emittente partigiana e mandò in onda una serie di trasmissioni aventi lo scopo di creare il clima adatto ad un accordo tra tedeschi e garibaldini, che permettesse in primo luogo di ottenere la cessazione dell’attività di guerriglia contro le truppe germaniche (ma non contro i fascisti, ritenuti «sacrificabili») e la salvaguardia degli stabilimenti industriali locali.

 

Non meno importante era poi la possibilità di insinuare dubbi e incertezze in campo partigiano, allo scopo di indurre i giovani meno preparati alla lotta a rientrare nella legalità isolando così gli elementi più ostinati.

 

Ad alternarsi al microfono erano Franco Boggio, che con lo pseudonimo di "Commissario politico Filarello" procedeva alla lettura dei discorsi politici, e il capitano delle SS italiane Gennaro Ruggero, "Marius", a cui erano affidate le «stoccate», sorta di rubrica di sarcastici commenti (quando non di veri e propri attacchi) sulle autorità biellesi e vercellesi della Rsi, sulle milizie repubblicane, sugli industriali, su coloro che ostentavano un comportamento immorale e antinazionale; vittime illustri delle «stoccate» furono l’Alto Commissario Paolo Zerbino, il ministro dell’Interno Guido Buffarini Guidi e lo stesso Mussolini.

 

 

Intorno alla metà di novembre "Marius", costretto ad allontanarsi da Biella, fu sostituito da "Pasquino", alias il capitano della GNR Antonio Sbicego, in forza all’ufficio amministrativo del 115° battaglione "Montebello".

 

 

Anche il tenente delle SS italiane Antonio Beghetto iniziò a partecipare alle trasmissioni con lo pseudonimo di "Marforio".

 

 

Non ci volle molto prima che la vera natura di radio Baita fosse chiara a tutti, partigiani e fascisti; il capo della provincia Morsero, bersaglio preferito dell’emittente di Villa Schneider, si lamentò più volte del trattamento a cui era sottoposto con le autorità repubblicane di Torino e con lo stesso SS-Obersturmfüher Schuh, che si mostrò però indifferente alle sue richieste di moderazione.

 

 

Nel mese di novembre parve che il progetto di radio Baita potesse essere coronato dal successo: fu infatti fissato per il 19 novembre un incontro presso Villa Monteluce, a Pettinengo, tra Boggio, don Vernetti e Schuh, da un lato, e i rappresentanti del comando della V divisione, Quinto Antonietti, Silvio Ortona, Ezio Peraldo e Domenico Marchisio, dall’altro.

 

Il colloquio evidenziò la distanza tra le opposte posizioni e si risolse in un nulla di fatto: rimasero comunque alcune perplessità sull’opportunità, da parte dei comandanti partigiani, di intavolare trattative con il nemico.

 

 

Il fallimento dell’incontro indusse Schuh a mostrarsi più conciliante nei confronti di Morsero, del quale erano date per imminenti le dimissioni dalla carica di capo della provincia: durante il colloquio avvenuto il 14 dicembre, l’ufficiale tedesco si scusò con il gerarca fascista, affermando di essere stato ingannato da Boggio e don Vernetti e di essere deciso a porre rimedio alla situazione.

 

Qualche giorno prima (10 dicembre) anche Mussolini aveva manifestato il suo disappunto su radio Baita, chiedendo all’ambasciatore Rahn «di fare cessare questo scandalo allontanando il tenente viennese Scheù che si presta senza sapere perché, al gioco»; le trasmissioni proseguirono comunque fino alla fine di dicembre.

 

 

Franco Boggio, accusato di attività antinazionale e antifascista, fu arrestato il 31 dicembre, tradotto di fronte alla commissione provinciale per i provvedimenti di polizia e condannato a cinque anni di confino.

 

Don Giuseppe Vernetti, sottoposto al vincolo dell'ammonizione dalla stessa commissione, fu poi arrestato dalle SS e tenuto in carcere per circa un mese, dal 4 febbraio al 3 marzo.

 

 

Radio Baita riprese la sua attività il 1 gennaio 1945, sotto il totale controllo delle SS e fu impiegata come mero strumento propagandistico di lotta antipartigiana.

 

 

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall'archivio Cesare Valerio, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella (È vietata la riproduzione e la diffusione delle immagini senza la preventiva autorizzazione del titolare dei diritti).

 

 

FONTI

 

  • Franzinelli Mimmo, Popolazioni, partigiani e tedeschi. Accordi di zona franca nelle vallate alpine, in Italia contemporanea, n. 215, giugno 1999
  • Magliola Rolando, Collaborazionismo nel Biellese: radio Baita, in l’impegno, anno n.2 dicembre 2009
  • Magliola Rolando, Occupanti tedeschi, fascisti repubblicani e movimento partigiano: una mediazione cattolica a Biella. Il caso di radio Baita, tesi di laurea specialistica, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, a. a. 2010/2011, relatore prof. Gianni Perona
  • Poma Anello, Perona Gianni, La Resistenza nel Biellese, Libreria V. Giovannacci, Biella 1978