TREGUE D'ARMI E ZONE FRANCHE

 

Sulla spinosa vicenda riguardante le tregue d’armi e gli accordi di "zona franca" tra tedeschi e partigiani Mimmo Franzinelli ha scritto: «I tentativi di regolamentazione del conflitto, influenzati dai rapporti di forza e spesso da calcoli di opportunità contingente, soltanto in pochi casi si stabilizzarono, sconfinando nel collaborazionismo. Il Cln intervenne in più occasioni per delegittimare tali intese, ritenute inconciliabili con gli ideali e con gli obbiettivi della lotta partigiana; ciò nonostante i patteggiamenti continuarono in diverse località, condizionati dal ricatto imposto dai tedeschi, favoriti dalla mediazione di esponenti del clero e valutati positivamente dalle popolazioni che trovavano respiro alle distruzioni belliche. Le tregue implicavano il riconoscimento dei partigiani come forza militare regolare e, concluse dall’esercito occupante senza consultare i fascisti, delegittimavano l’autorità della Rsi.»

 

 

Il comportamento dell’SS-Obersturmführer Schuh ben esemplifica l’atteggiamento tedesco nei confronti dell’alleato fascista: durante un colloquio avvenuto alla Prefettura di Vercelli il 20 ottobre, l’ufficiale nazista si guardò bene dal mettere al corrente il capo della provincia Morsero della reale natura di radio Baita, accennando vagamente ad una «opera di propaganda contro i banditi» che avrebbe fatto prendere al ribellismo «un’altra piega», e questo malgrado l’emittente fosse attiva ormai da dieci giorni.