GUERRA NELLA CONCA DI OROPA

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 09.06.2012)

 

Il massiccio rastrellamento nazifascista di fine maggio ’44, conclusosi con la fucilazione di ventuno partigiani dei distaccamenti "Nino Bixio" e "Caralli" in piazza Q. Sella a Biella, rappresentò l’ultimo rovescio militare subito dai garibaldini biellesi prima dell'esaltante estate di quell’anno.

 

 

Il costante aumento del numero di giovani che entravano a far parte delle formazioni partigiane convinse il comando della 2ª brigata Garibaldi a procedere alla riorganizzazione dei propri distaccamenti, che furono progressivamente trasformati in battaglioni.

 

Il primo a operare questo passaggio di livello fu il "Bixio", protagonista verso la fine di giugno delle operazioni militari che condussero alla temporanea occupazione della conca del Santuario di Oropa.

 

 

Dopo una serie di azioni di guerriglia compiute principalmente nella valle dell’Elvo e sulla Serra, i garibaldini del "Bixio" rivolsero la loro attenzione ai deboli presidi fascisti dislocati tra Oropa e Biella.

 

Il diario storico della 75ª brigata Garibaldi indica il 26 giugno come data dello spostamento del battaglione dalla valle dell’Elvo a quella di Oropa, con conseguente occupazione del Santuario e installazione di blocchi stradali sulla strada per Biella «a poca distanza da quelli nemici».

 

In un volantino diffuso qualche tempo dopo allo scopo di «mettere la popolazione biellese al corrente del come si sono svolti gli avvenimenti di Oropa», il comando della 2ª brigata Garibaldi precisò di aver preso «immediatamente tutte le disposizioni onde non turbare il corso normale delle cose e per salvaguardare i beni civili e religiosi, che sono patrimonio nazionale» (in questo documento l’arrivo dei garibaldini a Oropa è anticipato al 22 giugno).

 

 

L’azione del battaglione "Bixio" confermò il timore, diffuso nello schieramento nazifascista e apertamente manifestato dal locale presidio germanico già nelle settimane precedenti in una serie di rapporti inviati ai comandi di Novara e Vercelli, di un attacco partigiano contro Biella.

 

I tedeschi reagirono, da un lato, minacciando dure rappresaglie (la città sarebbe stata bombardata e il Santuario distrutto qualora i garibaldini avessero mostrato l’intenzione di scendere da Oropa) e dall’altro radunando, di concerto con i fascisti, un contingente di truppe da inviare nella zona.

 

 

Secondo il diario della 75ª brigata, il 27 e il 28 giugno si ebbero scontri a Pralungo e al Favaro mentre il 29 iniziò il contrattacco repubblicano verso Oropa, condotto dagli uomini della Legione Autonoma "E. Muti".

 

Il volantino citato poco sopra riporta invece come data dell’attacco il 25 giugno e tale datazione parrebbe confermata da un trafiletto pubblicato sul giornale fascista "Il Lavoro Biellese" del 28 giugno, in cui si annunciava che «in seguito ad operazioni militari italo-tedesche contro i ribelli l’accesso al Santuario di Oropa [era] stato completamente riattivato».

 

 

Comunque sia, i partigiani del "Bixio" decisero di ritirarsi per evitare danni al Santuario: due distaccamenti furono dislocati all’Albergo Savoia, presso il lago del Mucrone, un altro si schierò alla Baita Amici per controllare il versante della Valle di Gressoney, mentre i rimanenti rientrarono nella valle dell’Elvo.

 

L’area del Santuario tornò quindi sotto il controllo di tedeschi e fascisti, i quali desistettero però dal proposito di proseguire l’attacco contro i garibaldini annidati sulle montagne circostanti.

 

 

Il comando della 2ª brigata sottolineò che la decisione di ritirarsi dal Santuario era stata dettata più dalla volontà di evitare distruzioni (mantenendo così la parola data al vescovo Carlo Rossi) che da considerazioni di carattere militare: «Dato il rapporto delle forze e la possibilità di difesa che il Santuario offriva, vi sarebbero state tutte le condizioni favorevoli per una resistenza con serie probabilità di successo. Ma i partigiani […] mantennero la parola data [al vescovo] Non un colpo di fucile fu sparato da parte loro nell’interno del Santuario e, con calma e ordine, ripiegarono su posizioni retrostanti decisi questa volta ad affrontare i fascisti qualora si avventurassero verso le nuove posizioni».

 

 

La vita al Santuario di Oropa riprese il suo corso regolare o almeno cercò di farlo: «[…] la vita ad Oropa è quanto mai tranquilla e sicura – assicurava l’Eco del Santuario di Oropa di agosto/settembre ‘44 – e nell’interno del Santuario ci si può stare come per il passato senza che nessuno venga a dare seccature […] I Tram funzionano regolarmente secondo gli orari fissati. È vero pure che sono salite ad Oropa, un paio di volte, forze Repubblicane armate ed eseguirono sparatorie all’indirizzo dei partigiani che si trovano sparsi sulle montagne, verso i duemila metri. Ma queste lotte di forze armate contro altre forze armate si sono effettuate al di fuori del Santuario e senza inconvenienti alcuno pel Santuario».

 

Il vescovo mons. Rossi decise comunque per precauzione di rinviare l’annuale Corso di Esercizi Spirituali per i Sacerdoti, previsto a Oropa dal 2 all’8 luglio ("il Biellese", 30/06/1944).

 

 

Durante i mesi di luglio e agosto si susseguirono gli scontri tra garibaldini e repubblicani.

 

Ai ripetuti tentativi di sortita effettuati dai fascisti contro gli appostamenti situati presso l’albergo Savoia, soprannominato "La casa Rossa", i partigiani del distaccamento "Imer Zona" reagirono con rapide incursioni contro i presidi del Favaro e di Pralungo.

 

 

Lo sforzo maggiore i fascisti lo compirono il 2 settembre, come attesta il diario della 75ª brigata: «[…] essi credono erroneamente essere [l’albergo Savoia] la roccaforte e sede del Comando Partigiano e decidono quindi di chiedere rinforzi ai loro alti comandi. Infatti giunge da Rho una colonna composta da 2 autoblindo e da 14 camion stracarichi di truppa ed armati di 9 mitragliere da 20 mm., 2 cannoncini da 47, parecchi mortai da 81, mitragliatrici pesanti, mitragliatori e armi automatiche».

 

Malgrado il massiccio schieramento di forze, i repubblicani furono costretti a ritirarsi di fronte all’ostinata resistenza dei garibaldini abbarbicati ai ripidi pendii intorno al Savoia, lasciando sul campo sette morti e diciannove feriti.

 

Sul finire di settembre i fascisti tornarono nuovamente all’attacco ma furono ancora una volta respinti dai partigiani dell’ "Imer Zona" (i cui effettivi erano saliti a 90 uomini).

 

 

Le operazioni militari nella conca di Oropa si conclusero il 6 ottobre 1944: «A causa dell’abbondante neve – è scritto nel diario storico del distaccamento "Imer Zona" – il Btg [battaglione] venne trasferito nella Serra e precisamente in cascine poste poco fuori il paese di Sala meno il distaccamento Milanesio che venne trasferito a Sant’Eurosia. Si abbandonò così il "Savoia" dove la neve raggiungeva i 35 cm. passando per la Bocchetta del Mucrone e scendendo nella valle dell’Elvo».

 

 

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