NUOVI AUTOMEZZI PER LA CROCE ROSSA BIELLESE (1954)

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 16.11.2013)

 

Nel 1864 la sezione milanese dell’Associazione medica italiana, accogliendo la proposta del presidente Cesare Castiglioni di aderire al Comitato internazionale per il soccorso ai militari feriti in guerra, pose le basi per la nascita della Croce Rossa Italiana.

 

Nel 1882, con la legge n.768, il governo del Regno d’Italia fu autorizzato «a erigere la CRI in corpo morale, assoggettandola esclusivamente al controllo dei ministri della Guerra e della Marina e concedendole in tempo di guerra di usufruire delle poste, dei telegrafi e delle ferrovie dello Stato come facente parte dell’esercito» (Mario Mariani, "La Croce Rossa Italiana", A. Mondadori Editore, Milano 2006); il riconoscimento giuridico dell’associazione fu definitivamente approvato due anni dopo con il Regio Decreto n.1243, 7 febbraio 1884.

 

 

La storia del Sottocomitato biellese della Croce Rossa inizia nell’aprile del 1932.

 

Il governo fascista, con il Regio Decreto Legge n. 84 (12 febbraio 1930) riguardante i "Provvedimenti necessari per assicurare il funzionamento della Croce Rossa Italiana", aveva stabilito che potessero «essere sciolte le associazioni di assistenza non ancora erette in ente morale» e che potessero «essere destinate le relative attività patrimoniali alla Croce Rossa che si sostituirà nei compiti delle associazioni disciolte».

 

A Biella era attiva in quegli anni la Croce Verde, associazione volontaria che si occupava dell’assistenza ai malati e agli indigenti e curava il trasporto degli infermi all’ospedale; essendo priva di riconoscimento giuridico (così come numerosi altri sodalizi del medesimo genere diffusi nell’Italia centro – settentrionale) dovette inevitabilmente subire la sorte prevista dal decreto sopracitato.

 

«Seguendo le direttive già da un anno impartite dal governo – informò il bisettimanale fascista "Il Popolo Biellese" (11.04.1932) – tutte le Associazioni di Pubblica Assistenza sono state assorbite dalla Croce Rossa, che, come organo assistenziale centrale e periferico è il più completo e gode di fatto il meritato appoggio del Partito. Anche per la Croce Verde di Biella è venuto il suo turno, e perciò venerdì 8 corrente, nella sala del Comune, alla presenza del Commissario Prefettizio gr. Uff. Ferrerati, sono convenuti il Conte Generale De-Rege, presidente del Comitato Provinciale della CRI di Vercelli col segretario Colonnello De Silvestri, il cav. Giussana, ispettore della CRI, espressamente inviato da Roma; il cav. Luigi Magliola, il dott. Silvestrini, il dott. Comm. Masserano, il cav. Dott. Robiolio, il rag. Garavaglia, e il sig. Rossetti per la Croce Verde; il cav. Dott. Majoli, presidente del Sottocomitato della CRI di Biella»; dopo aver dato conto dello scopo della riunione e della visita effettuata dai delegati alla sede della Croce Verde di via Arnulfo, il giornale del Fascio biellese aggiunse che «tutto procederà come prima e, se sarà possibile (poiché tutto era già fatto a perfezione) in modo migliore: quindi per tutto quanto riguarda il trasporto ammalati, i Comuni, gli Enti, i privati ecc., si rivolgano come prima alla sede dell’ex Croce Verde, che di mutato non ha che l’emblema esterno, ove in luogo della Croce Verde verrà messa la Rossa Croce, simbolo internazionale di amore, carità e fratellanza nel dolore».

 

Alla fine di giugno, il Sottocomitato annunciò la costituzione del primo nucleo di Donne Infermiere Volontarie.

 

 

Al termine del secondo conflitto mondiale (che vide le Crocerossine di Sylva Mosca impegnate in Albania e in Grecia) la sezione biellese lamentò una situazione organizzativa a tal punto deficitaria che Luciano Majoli si vide costretto a presentare, nell’autunno del 1950, le proprie dimissioni dalla carica di presidente: «Con lettera 5040 del 20 ottobre – informò lo stesso Majoli con un comunicato pubblicato sui giornali locali – il sottoscritto faceva presente al Comitato Centrale che le condizioni del materiale automobilistico del S.T.I. [Servizio Trasporto Infermi] erano tali da non permettere un sicuro servizio, specie ora in periodo invernale. Se detto Comitato Centrale non avesse provveduto con macchine o con sussidi, il Consiglio di Biella […] doveva dare le dimissioni per non incorrere, eventualmente, in gravi responsabilità civili e fors’anche penali […] Con lettera 64086 del 17 corr. il Presidente Generale, asserendo di non poter erogare sussidi, accettava le dimissioni rassegnate […] Così dopo 23 anni di carica, anni pieni di calamitose evenienze sia per la Istituzione (periodo di sanzioni ed una guerra, nella quale ho fatto funzionare dal solo, e come sempre, disinteressatamente, l’Ufficio ricerche prigionieri – 12.700 pratiche sbrigate – ed il Servizio Pacchi – più di 3.000 consegnati) che personali (il 3 ottobre 1943 fummo arrestati dalle SS tedesche io come Presidente di C.R.I. unitamente ai militi), lascio questa Presidenza».

 

 

A sostituire Majoli fu chiamato il dott. Giovanni "Nino" Rivetti (medico chirurgo all’Ospedale di Biella), destinato a cambiare il volto della Croce Rossa biellese durante gli undici anni della sua presidenza: in quel lasso di tempo infatti il Sottocomitato non solo riprese vigore ma riuscì anche a promuovere un’efficace campagna per la realizzazione della nuova sede di via Quintino Sella, inaugurata nel 1962: «Quando, nel 1950, venne per lui il momento di dedicarsi ad una attività pubblica come quella che lo poneva alla testa della nostra Croce Rossa – scrisse "Eco di Biella" nella primavera del 1957 – Giovanni Rivetti lo fece con rara e silenziosa passione. Lo fece anche con umiltà ed è questo che più conta. Il lavoro si presentava ingrato, pesante e l’esito incerto. C’era da rimanere scoraggiati fin dall’inizio. Ma Rivetti e i suoi amici si posero all’opera di buon grado».

 

Tra i meriti del presidente Rivetti, egregiamente coadiuvato da valenti collaboratori quali il maresciallo Eugenio Coda, il cav. Silvio Boggio, Franco Bocca, Ugo Simone, Gino Pavia e Mino Ferraris, ci fu senza dubbio il potenziamento del parco macchine del Sottocomitato, passato dai soli tre automezzi a motore (tra cui un’ambulanza «in condizioni scadenti») del 1950 ai dieci del 1961.

 

L’acquisizione di nuovi autoveicoli fu suggellata ogni anno dalla cerimonia di benedizione che aveva luogo in via Italia, di fronte alla chiesa della SS. Trinità, alla presenza delle autorità cittadine e di passanti incuriositi.

 

Le fotografie della pagina documentano l’appuntamento dell’11 aprile 1954: «Domenica mattina la sottosezione biellese della Croce Rossa ha allineato nella piazza della SS. Trinità i suoi due nuovi fiammanti automezzi (una autoambulanza Mercedes-Benz e una autovettura Fiat 1100 Nuova), affinchè scendesse su di essi la benedizione del Signore. Infatti poco prima di mezzogiorno il cappellano del sodalizio Don Giuseppe Finotto, Parroco di San Biagio, ha sperso di acqua lustrale le due autovetture che si aggiungono alle sei attualmente a disposizione del sottocomitato locale. Molto pubblico ha assistito alla semplice suggestiva cerimonia. Rappresentava il Sindaco […] lo Assessore alla Polizia Urbana cav. Rag. Francesco Caneparo. Con il dottor Giovanni Rivetti […] erano presenti componenti del consiglio direttivo, la ispettrice delle crocerossine Sjlva Mosca accompagnata da numerose dame, soci e simpatizzanti della benemerita istituzione» ("Eco di Biella", 12.04.1954).

 

 

La più che positiva esperienza di Giovanni Rivetti alla guida della Croce Rossa biellese (meritano di essere citate le iniziative in soccorso degli alluvionati del Polesine nel 1951 e dei profughi ungheresi nel 1956) si concluse improvvisamente e con forti venature polemiche nel maggio del 1961: «Sono abituato per atavismo e per abitudine personale – dichiarò il medico biellese nel comunicato indirizzato al Comitato Centrale della C.R.I. – a trattare con persone che abbiano ad avere personalmente una parola sola. Onde non discostarmi da questi principi, per me d’altra parte sacri, desidero non aver più niente a che vedere colla Croce Rossa e con i suoi dirigenti. A questo scopo rassegno le dimissioni che, esigo, siano effettive sin dalla data e dall’ora di spedizione della presente. Allego a quanto a suo tempo mi è stato affidato comunicando che non desidero nel modo più assoluto aver rapporti di qualsiasi genere neppure con chi crederete opportuno chiamare a ricoprire il mio posto» ("il Biellese", 09.05.1961).

 

 

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall'archivio Lino Cremon, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

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FONTI

 

  • Mariani Mario, La Croce Rossa Italiana, A. Mondadori Editore, Milano 2006
  • il Biellese, bisettimanale cattolico
  • Eco di Biella, bisettimanale indipendente
  • Il Popolo Biellese, bisettimanale del Fascio di Biella
  • Gazzetta Ufficiale