GLI STUDENTI BIELLESI FESTEGGIANO IL RITORNO DI TRIESTE ALL'ITALIA (26/10 1954)

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 30.03.2013)

 

Nella fredda mattina di martedì 26 ottobre 1954 le avanguardie dell’8° reggimento Bersaglieri raggiunsero i sobborghi di Trieste, suscitando l’entusiasmo incontenibile della popolazione: dopo nove anni di governo militare angloamericano il capoluogo giuliano tornava a far parte dello Stato italiano.

 

Tre settimane prima (5 ottobre 1954) a Londra i rappresentanti di Stati Uniti e Gran Bretagna avevano siglato con gli ambasciatori di Italia e Jugoslavia il Memorandum d’intesa che stabiliva l’affidamento delle due Zone, A e B, in cui nel 1946 era stato suddiviso il Territorio Libero di Trieste, rispettivamente all’amministrazione civile italiana e a quella del governo di Belgrado.

 

Nel Biellese la notizia fu accolta con soddisfazione e giubilo: «Il cuore dei biellesi – commentò tre giorni dopo "il Biellese"  – ha pulsato martedì scorso – giorno dell’ingresso in Trieste delle truppe italiane, con quello dei fratelli giuliani. Biella ha salutato l’evento con bandiere esposte agli edifici pubblici ed a molti privati. Nella tarda mattinata capannelli di folla commossa davanti agli schermi televisivi dei negozi per assistere alle scene teletrasmesse dell’entrata trionfale dei bersaglieri nella città redenta. Gli avvenimenti triestini avevano così un’eco immediata, profondissima nel cuore dei biellesi che hanno partecipato idealmente all’ingresso dei primi reparti italiani della città di San Giusto dopo anni di separazione dolorosa».           

 

Negli anni precedenti i biellesi avevano seguito da vicino le vicende riguardanti le sorti di Trieste e della Venezia Giulia e il dramma degli esuli istriani, giuliani e dalmati (molti dei quali avevano trovato accoglienza sul nostro territorio).

 

Nel 1953 proprio un politico biellese, il democristiano Giuseppe Pella, si era trovato ad affrontare in qualità di capo del governo uno dei momenti di maggior tensione tra Italia e Jugoslavia.

 

Il 28 agosto il Maresciallo Tito, lamentando la «fredda annessione» della Zona A da parte italiana, aveva dichiarato che il governo di Belgrado stava ponderando la possibilità di estendere definitivamente la propria amministrazione sulla Zona B; la replica del neopresidente del Consiglio dei Ministri (Pella aveva assunto la carica il 17 agosto) era arrivata il 13 settembre: «Giuseppe Pella – ha scritto Arrigo Petacco – […] sottolineò con pacatezza che il problema di Trieste doveva trovare una soluzione "aderente alle attese dell’anima nazionale" […] Dopo aver rilevato l’arroganza di Tito […] rivendicò i diritti dell’Italia su tutto il TLT e riaffacciò la vecchia proposta di un plebiscito, affermando che se Belgrado lo avesse rifiutato "tutti dovranno trarne le dovute conseguenze"».

 

Poche settimane dopo (8 ottobre 1953) gli angloamericani resero nota la loro intenzione di affidare la Zona A all’amministrazione italiana, contribuendo così a scaldare ulteriormente gli animi: «Giuseppe Pella – ha aggiunto Petacco – replicò che “l’eventuale accettazione [della proposta angloamericana] da parte italiana non avrebbe potuto in alcun modo significare rinuncia alla rivendicazione di tutto il Territorio libero di Trieste". Tale dichiarazione mandò Tito su tutte le furie. Minacciò di reagire con le armi se le truppe italiane fossero entrate a Trieste e si rivolse all’ONU (di cui l’Italia non faceva ancora parte) riuscendo in tal modo a bloccare l’iniziativa angloamericana».

 

L’apice della crisi fu raggiunto in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della Vittoria nella Prima guerra mondiale (4 novembre).

 

A Trieste si verificarono violenti scontri tra la polizia interalleata e i dimostranti che inneggiavano all’italianità della città: «Gli incidenti – riportò "il Biellese" sul numero del 6 novembre – sono stati provocati da un poliziotto che ha cercato di strappare il tricolore ad un corteo. Tredici sono stati i feriti: sedici gli arrestati. Sangue italiano fu sparso nella chiesa di "S. Antonio piccolo" ove la polizia inseguì i dimostranti».

 

I soldati britannici, autorizzati dal generale Thomas Winterton, il quale ricopriva la carica di comandante militare della Zona A, aprirono il fuoco sui manifestanti uccidendone sei, tra cui due studenti quindicenni.

 

Il 7 novembre gli allievi delle scuole superiori biellesi organizzarono una manifestazione per ricordare le vittime di Trieste.

 

Alla messa celebrata in Duomo da mons. Giuseppe Botta seguì il corteo lungo le strade della città, che fece tappa al monumento ai Caduti dei giardini pubblici e si concluse davanti al palazzo del Comune: il sindaco Bruno Blotto Baldo parlò brevemente dal balcone «chiedendo a tutti, giovani e popolo di stringersi fidenti intorno al governo perché presto si [avverasse] il ricongiungimento di Trieste alla Madre Patria» ("il Biellese", 11.11.1953).

 

All’auspicio del primo cittadino si associò quello del preside del Liceo Classico, prof. Celestino Negro, il quale terminò così la sua orazione: «[…] Trieste ritornerà alla Patria, perché Trieste è sempre stata ed è ancora soltanto e sempre italiana».

 

Tornando a quella mattina del 26 ottobre 1954, mentre i primi reparti italiani facevano il loro ingresso a Trieste, a Biella i protagonisti principali furono ancora gli studenti degli Istituti superiori, i quali come un anno prima (ma con un diverso stato d’animo) formarono un corteo costellato di bandiere tricolori che andò dipanandosi lungo le principali vie cittadine.

 

Dopo aver deposto una corona d’alloro ai piedi del monumento ai Caduti dei giardini pubblici, alunni e professori si portarono in piazzetta Battistero «inscenando una dimostrazione di ardente patriottismo e di esultanza»; in assenza del sindaco Blotto Baldo, la delegazione formata da alcuni studenti che recavano gli stendardi delle scuole e dai presidi del Liceo Classico, prof. Negro, e dell’Istituto Commerciale "E. Bona", prof. Stefano Renier, fu accolta dall’assessore Beppe Mongilardi, il quale si rivolse ai giovani assiepati davanti a palazzo Oropa «riallacciando la tripudiante manifestazione di oggi con quella che gli anziani attuali svolsero nel lontano novembre 1918 con la stessa passione e sentimento di italianità» ("il Biellese", 29.10.1954); all’insegna del fervore patriottico e del ricordo dei «fratelli istriani» furono anche gli interventi dei professori Negro e Renier.

 

Il corteo proseguì poi verso la chiesa di San Filippo, dove fu celebrata la messa in suffragio di tutti i morti italiani.

 

L’Associazione del 53° reggimento fanteria espresse la propria soddisfazione per la positiva risoluzione della questione triestina attraverso un manifesto, integralmente pubblicato su "Eco di Biella", che rievocava la liberazione del capoluogo giuliano avvenuta nel novembre del 1918 e la metteva a confronto con quanto stava accadendo in quei giorni.

 

Meno trionfalistico era stato invece il commento di "Vita Nuova" all’indomani della firma del Memorandum d’intesa: l’organo della federazione biellese del Partito comunista definì quello di Londra «il peggiore degli accordi», avvertendo che «l’accettazione del baratto [sanciva] la cessione a Tito di tutta la ZONA B e di alcuni borghi della stessa ZONA A», e sottolineando «quanto saggia sarebbe [invece] stata l’applicazione del trattato di pace che, dando vita al Territorio Libero unificato ed autonomo, non avrebbe per nulla pregiudicato gli interessi nazionali italiani».

 

(Leggi anche Le iniziative di accoglienza nel Biellese per i profughi dell'Est)

 

 

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall'archivio Lino Cremon, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

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FONTI

 

  • il Biellese, bisettimanale cattolico
  • Eco di Biella, bisettimanale indipendente
  • Vita Nuova, organo della Federazione biellese del P.C.I.
  • Petacco Arrigo, L’esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Oscar Mondadori, Milano 2000