ARTIGIANI EDILI BIELLESI

 

Catalogare l’artigianato edile biellese come un "vecchio mestiere" può apparire poco corretto, dal momento che quest’attività è tuttora praticata e verosimilmente continuerà ad esserlo: noi intendiamo però soffermarci su un altro aspetto di questo mestiere, quello dell’emigrazione degli edili biellesi, per illustrare l’importanza che questa categoria di artigiani ha avuto nel corso dell’Ottocento sia nel Biellese sia al di fuori dei suoi confini.

 

 

La formazione di bacini di manodopera fortemente specializzata nel campo delle opere pubbliche, e la conseguente comparsa delle prime forme organizzative a carattere imprenditoriale, risalgono agli anni a cavallo tra il 1700 e il 1800: l’alta Valle di Andorno, fucina di operai specializzati (cavatori, scalpellini e muratori) rappresentò uno dei casi esemplari di questo fenomeno.

 

Notevole fu la componente di artigiani edili biellesi nel processo di edificazione urbana di Torino ma anche di altre città piemontesi come Novara, Vercelli, Alessandria e Cuneo, e massiccia fu anche l’emigrazione stagionale in Svizzera e Francia.

 

 

Gemma Sirchia, autrice di un documentato saggio, ha scritto che tra Ottocento e Novecento i muratori biellesi assunsero «un ruolo culturalmente, politicamente, sindacalmente egemone su una classe operaia edile in fase di formazione e di stabilizzazione».

 

Questa situazione mutò dopo il 1880.

La grande diversificazione delle provenienze e un generale abbassamento dei livelli di qualificazione portò ad un mutamento nella composizione operaia: se fino a quel momento gli artigiani biellesi avevano rappresentato il tipo del muratore del Piemonte, era ormai possibile trovare operai provenienti dall’Astigiano, dalla zona del Lago Maggiore e da altre regioni d’Italia.

 

Si attenuò anche il fenomeno migratorio che aveva caratterizzato gli anni precedenti; furono però proprio i muratori di Ponderano, Mongrando, Sala, dell’alta Valle Cervo, gli scalpellini di Graglia, di ritorno da paesi come la Svizzera e la Francia, a fare «da tramite tra il pensiero e i programmi socialisti già elaborati nei centri proletari più avanzati e il movimento rivendicativo dei lavoratori biellesi».

 

 

Dalle file dei vecchi nuclei di operai qualificati emersero inoltre i dirigenti del movimento sindacale dei lavoratori dell’edilizia: uno su tutti Felice Quaglino, nativo di Sala, divenuto alla fine dell’Ottocento segretario della Federazione Nazionale Edilizia.

 

(Leggi anche Vecchi mestieri nel Biellese e I cadregàt di Cossila e le terrecotte di Ronco e Ternengo)

 

 

FONTI

 

  • Gemma Sirchia, Mestieri, cultura del lavoro, itinerari degli edili biellesi tra Ottocento e Novecento, in Identità e integrazione: famiglie, paesi, percorsi e immagini di sé nell’emigrazione biellese, Electa, Milano 1990