IL RADUNO ALPINO DEL 12 GIUGNO 1938

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 14.01.2012)

 

Alla fine di maggio del 1938 il comandante del battaglione biellese "Mario Cucco" (denominazione che la sezione A.N.A. di Biella aveva assunto dopo la riorganizzazione voluta dal regime fascista nel 1928), capitano Guido Alberto Rivetti, indirizzò agli alpini biellesi un proclama in cui, oltre ad esprimere soddisfazione per il raggiungimento di quota tremila iscritti, annunciava che il 12 giugno a Biella si sarebbe tenuto un grandioso raduno di tutte le penne nere biellesi, alla presenza del comandante del 10° reggimento alpini in congedo (l’Associazione Nazionale Alpini) il tenente colonnello Angelo Manaresi.

 

L’avvenimento fu adeguatamente pubblicizzato sui giornali locali nelle due settimane successive, facendo crescere l’attesa nella cittadinanza da sempre stretta attorno ai «rudi alpini».

 

 

Il 12 giugno si alzò il sipario sulla manifestazione.

 

Il tempo si mostrò inclemente malgrado l’estate fosse ormai alle porte: per tutto il giorno la pioggia cadde incessante «con raffiche rabbiose».

 

Il programma non subì comunque modifiche: intorno alle 9 e 30 i 2160 alpini appartenenti ai 48 gruppi distribuiti sul territorio, schierati presso il campo sportivo Rivetti, furono passati in rassegna da Manaresi, mentre sul palco delle autorità stazionavano il generale Micheletti, comandante della divisione alpina "Taurinense", il generale Donato Etna, ex comandante delle truppe del Monte Nero, il colonnello Matricardi, del 4° reggimento "Aosta", oltre al prefetto Baratelli, al podestà di Biella Serralunga, al segretario della federazione fascista di Vercelli Paolo Zerbino e altri.

 

Alla rivista parteciparono anche le rappresentanze delle sezioni alpine della Valsesia, di Torino, Vercelli, Novara, Ivrea e Aosta.

 

Il raduno rappresentò l’occasione per inaugurare il nuovo gagliardetto della sezione, «la nuova Fiamma del Battaglione Biellese ancora avvolta nel bianco velo».

 

 

Gli alpini sfilarono per le vie di Biella, lungo le quali si era accalcata la folla festante. In testa alla colonna, guidata dal vice comandante Torre, stava la fanfara del gruppo di Trivero (nove erano le fanfare alpine presenti quel giorno, che espandevano «nell’aria il suono delle canzoni scarponesche vibranti di nostalgia») seguita dai Gruppi Alpini con i loro cartelli indicatori: «[…] sono i canuti reduci del ’96 eritreo, le classi di ferro che fecero la guerra della Libia, la innumerevole schiera dei combattenti della grande guerra che lottarono dagli eterni ghiacciai dello Stelvio, dalle nevi dell’Adamello, al Monte Nero, al Vodice, e tutte le vette che conobbero il valore e il sangue dei primi alpini biellesi; sono i giovani, tornati dall’Africa dove tanto contribuirono alla conquista dell’Impero».

 

Ulteriore elemento di colore era il grande cappello alpino realizzato con arbusti verdi e fiordalisi, «bel lavoro della ditta Pozzi», destinato ad essere deposto ai Giardini Pubblici di fronte al monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.

 

 

Gli alpini percorsero poi via Umberto (l’odierna via Italia), che per l’occasione era adorna di strisce di tela inneggianti agli alpini stessi, a re Vittorio Emanuele III e a Mussolini, e arrivarono in piazza Santa Marta, dove era stato allestito un palco per permettere alle autorità di seguire la sfilata e di ricevere il saluto della colonna; di seguito, presso il Sacrario dei caduti fascisti sito nella Casa del Fascio di via Littorio (oggi via Amendola), si svolse una breve cerimonia che vide la deposizione di una corona di alloro con bacche dorate.

 

 

Alle 11 in piazza Quintino Sella, sulla quale era stato eretto un altare affiancato da due tribune per le autorità, era prevista la celebrazione della Messa da parte del vescovo di Biella Carlo Rossi: a officiare la sacra funzione fu però il Vicario Generale della diocesi mons. Giuseppe Botta, coadiuvato dai cappellani alpini don Giovanni Arduino, parroco del Vernato, e don Giuseppe Banino, parroco di Camandona.

 

Mons. Rossi, impegnato a Strona nella visita pastorale, fece pervenire un messaggio di adesione ideale alla manifestazione.

 

Al termine della Messa mons. Botta impartì la benedizione al gagliardetto del battaglione biellese "Mario Cucco", alla presenza di Mario e Anna Cucco, nipoti dell’ufficiale alpino caduto ai Solaroli.

 

 

Dopo un breve discorso del comandante Rivetti, toccò a Manaresi prendere la parola: «[…] con voce poderosa, elogia vivamente gli scarponi biellesi per aver sfilato magnificamente dimostrando amore e passione al Reggimento e al loro Battaglione "Mario Cucco"; è lieto di ritrovarsi coi magnifici alpini biellesi […] rivolge un plauso al Comandante Rivetti assicurando gli alpini che fino a quando egli sarà Comandante del X.o non si parlerà di successione».

 

Manaresi terminò il suo discorso ricordando i Caduti alpini e inneggiando al re e a Mussolini: l’orologio segnava le 12 e l’adunata poteva dirsi conclusa.

 

 

Gli alpini, dopo il "rompete le righe", si riversarono nei ristoranti della città per un meritato ristoro, mentre all’Albergo dell’Angelo si tenne il pranzo ufficialeottimamente servito») in onore del comandante dell’A.N.A.

 

 

Nel pomeriggio, dopo una visita alla Mostra dell’Artigianato allestita in quei giorni in città, gli alpini si dispersero tornando ai loro paesi, «grati a chi ha fatto loro trascorrere una giornata così gioiosa e piena di ricordi»: mancavano solo due anni all’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, durante il quale gli Alpini biellesi avrebbero nuovamente versato il loro tributo di sangue.

 

 

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall'archivio Cesare Valerio, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella 

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FONTI

 

  • il Biellese, bisettimanale cattolico
  • Il Popolo Biellese, bisettimanale del Fascio di Biella
  • Tucc’un: 70. Anniversario di fondazione, [s.n.], Biella 1992