Estate 1935: la colonia elioterapica del Vandorno

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 03.03.2012)

 

Durante il ventennio fascista furono istituite anche nel Biellese le colonie elioterapiche per Balilla e Giovani Italiane.

 

 

La prima di questo tipo ad essere attivata fu quella del Vandorno (1933), seguita negli anni successivi dalle colonie di Trivero, Cossila, Andorno, Sant’Eurosia, Cossato, Coggiola, Mosso Santa Maria.

 

Il periodo di attività durava solitamente poco più di un mese, dalla metà di luglio alla fine di agosto.

 

 

Sul numero del 29 luglio 1935 del bisettimanale fascista "Il Popolo Biellese" fu pubblicato un ampio servizio dedicato alla colonia del Vandorno, da cui fu tratto in seguito un opuscolo di propaganda dal titolo "Sorrisi d’anime – Giocondità di cuori – Sanità di corpi nel libero sole. La colonia elioterapica del Fascio di Biella al Vandorno": attraverso questi documenti cercheremo di dare un quadro sintetico della vita che si svolgeva quotidianamente all’interno della struttura.

 

 

Direttamente coinvolto nell’organizzazione della colonia era il segretario del fascio di Biella Walther Bragagnolo, il quale aveva già espresso il suo apprezzamento nel corso del Rapporto tenuto il 2 dicembre 1934: «In alto ove natura ride di verde e di sole, poco lungi una casetta di color caldo fu nido alla gaiezza di duecentocinquanta bambini. Esultanza di piccoli cuori, vivido raggio a schiarir i giorni bigi, ove muto è sovente il focolare, che appresta i cibi. Qual festa, che gridìo giocondo tra le camerette luminose, tra i lettucci argentei, tra la rossa vivacità di stoviglie, tra la grazia dei fiori, di fiori profusi a dar nota ovunque gentile. Regola ferma e disciplina, cibo abbondantissimo e sano, cura precisa. Ecco la regola di trentacinque giorni».

 

La direzione della struttura era affidata alla signorina Angiola Gracis.

 

 

Entriamo ora nel dettaglio dell’organizzazione della colonia.

 

All’ingresso stava il corpo di guardia, formato dagli «elementi che si sono distinti, il giorno precedente, per bontà, studio e disciplina».

 

I visitatori erano accolti con presentat’arm e squilli di tromba, definiti dall’inviato del bisettimanale fascista «in perfetto stile militare»; il cambio avveniva ogni ora e per chi smontava c’era la possibilità di recarsi alla mensa per rifocillarsi.

 

 

Un altro incarico di "responsabilità" era quello delle cosiddette "refettorine", ragazzine in «cuffietta e grembiulino a dadi bianchi e rossi» a cui era affidato il compito di provvedere alla pulizia dei locali, di riassettare la cucina e di portare la merenda pomeridiana ai coloni a spasso nei prati.

 

 

Nel corso della mattinata si svolgevano le sedute elioterapiche, in orari diversi per maschi e femmine: i piccoli coloni, suddivisi in squadre formate da dodici elementi e guidate da un capo squadra, lasciavano a turno le camerate e raggiungevano l’ampio cortile di ghiaia su cui erano disposte le brandine; ultime a godere del calore rigenerante del sole erano le "refettorine".

 

 

Dopo la consueta pennichella pomeridiana, gli ospiti della colonia si dedicavano alla pratica di esercizi fisici e sportivi, a cui si accompagnava anche l’apprendimento di nozioni di tecnica militare, illustrate dai gerarchi locali (l’esercitazione sull’uso della maschera antigas si svolse ad esempio alla presenza del segretario del Fascio di Biella Bragagnolo).

 

 

La giornata si concludeva con la cerimonia dell’ammainabandiera nel cortile della colonia, durante la quale si provvedeva a formare il corpo di guardia per il giorno successivo, si recitava una preghiera e si commemorava un caduto fascista «assurto fra i Martiri della Patria».

 

 

La colonia contava diversi refettori, all’aperto o in locali riparati in caso di pioggia; in ogni mensa erano presenti «vasellame in bachelite di un bel rosso granata dalle scodelle ai piatti ai bicchieri; posateria cromata quasi di lusso; e per ciascun commensale il tovagliolino di carta».

 

Nella cucina situata al pianterreno venivano preparati i pasti per i trecento ospiti della colonia; riportiamo a titolo di esempio il menù proposto al venerdì: maccheroni al sugo, crema di uova e latte, formaggio e frutta.    

 

 

Frequenti erano le visite di personalità di rilievo del Partito fascista, come il già citato Bragagnolo, il federale di Vercelli Pozzi, il consigliere nazionale Leone Garbaccio; nel luglio del 1935 la colonia fu ispezionata dall’on. Gabriele Michelini di San Martino, ispettore inviato da Roma, il quale lasciò «traccia ostensibile del suo entusiastico elogio sul Diario della Direzione».

 

Anche il vescovo di Biella mons. Giovanni Garigliano nel 1935, e il suo successore mons. Carlo Rossi nel 1937, si recarono in visita alla colonia del Vandorno.

 

(Leggi anche Le colonie estive biellesi)

 

 

Galleria Fotografica

La fotografia proviene dall'archivio Cesare Valerio, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

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FONTI

 

  • Il Popolo Biellese, bisettimanale del Fascio di Biella
  • Sorrisi d’anime – Giocondità di cuori – Sanità di corpi nel libero sole. La colonia elioterapica del Fascio di Biella al Vandorno, Unione Biellese, Biella 1935